cofattori1

Mi sono imbattuta ieri in un commento (1) davvero interessante ad un articolo che a fine aprile ha fatto scalpore e mi ero ripromessa di andare a leggerlo, ma naturalmente ho rimandato…..Beh un commento che girava ieri in una delle tante mailing list a cui sono iscritta mi ha di nuovo incuriosito…

L’articolo (2), pubblicato sul British Journal of Cancer il 29 aprile scorso, è frutto del Million Women Study (3), un’indagine epidemiologica condotta per nove anni su 600.000 donne britanniche di mezza età (50-64 anni) che ne esamina la salute e lo stile di vita. Lo studio è stato condotto incrociando dati sistematicamente raccolti con un questionario. In particolare, quest’articolo non ha riscontrato alcuna differenza nel rischio di cancro tra le donne che hanno affermato che “sempre” o “abitualmente” consumano prodotti di agricoltura biologica e quelle che invece hanno affermato di non consumarli “mai”.

Nello studio* (2) il 30% delle donne intervistate dicono che non hanno “mai” consumato cibo organico, il 63% ne hanno fatto uso “a volte”, e il 7% ne fanno uso “generalmente” o “sempre” (le categorie “generalmente” e “sempre” sono state combinate insieme all’interno dell’analisi, per cui non sappiamo qual è il dato disaggregato). Lo studio conclude che le donne della categoria combinata “generalmente/sempre” hanno avuto la stessa incidenza di cancro di quelle che appartengono alla categoria “mai”. Inoltre, ulteriori analisi mostrano che la categoria “generalmente/sempre” aveva un rischio relativo di cancro al seno leggermente superiore, ma un rischio relativo leggermente inferiore di contrarre il linfoma non-Hodgkin della categoria “mai”.

Questi risultati hanno avuto grande eco sui media. L’agricoltura biologica rappresenta ormai un modello di business e in quanto tale ci sono favorevoli e contrari. I prodotti biologici sono considerati una scelta più sana perchè dovrebbero ridurre l’esposizione a pesticidi e conservanti di origine non naturale.

Bisogna dire che le incertezze negli studi epidemiologici possono essere tanti. Ogni indagine epidemiologica condotta su dati descrittivi (es. questionario) è diversa da un’indagine condotta su prove biologico-chimiche di laboratorio (analisi del sangue, TAC, analisi del DNA, radiografie ecc). Naturalmente entrambe le metodologie presentano pro e contro.

Il commento (1) da cui ieri sono partita diceva giustamente che l’attività del Million Women Study è fatta bene,le informazioni raccolte sono importantissime per migliorare la nostra conoscenza sulle interazioni tra malattie e stili di vita, ma che, le conclusioni di questo particolare articolo sulla correlazione tra rischio di cancro e alimentazione biologica sono deboli. Intanto, come ogni indagine che trasforma un dato qualitativo (mettere la crocetta sulla categoria “sempre”, “generalmente”, “raramente” e “mai”) in quantitativo (attribuzione di una percentuale alla risposta), presenta delle incertezze, soprattutto per le categorie intermedie (generalmente e raramente). Poi, sono partita per la tangente con altre riflessioni:

Le modalità in cui un questionario per un’indagine conoscitiva viene “costruito” è fondamentale. Dal sito del progetto (3) è chiaro che l’obiettivo principale è individuare possibili relazioni tra il cancro al seno e la terapia ormonale sostitutiva, benchè voglia anche considerare altri fattori che determinano stile di vita e salute. Il questionario non specifica (1) quante volte a settimana o mese avvenga il consumo di prodotti biologici per rientrare in una delle categorie, e ovviamente la percezione individuale di “generalmente” o “raramente” può essere diversa. Inoltre, non è specificato da quanti anni si utilizzano prodotti biologici.

Ci sono poi da fare delle considerazioni relative anche alle conoscenze sul cancro e alle sue cause. Lo studio è basato sui dati raccolti in donne tra i 50 e i 64 anni che non è detto che siano le più suscettibili per il rischio di cancro, come già facevano notare nel commento suddetto (1).

Inoltre, le cause del cancro e in particolare del cancro al seno che lo studio seguiva, non sono ancora chiare e facilmente identificabili. Non esiste una relazione causa-effetto**. Quando si parla di causa ed effetto, in tossicologia o epidemiologia, si va oltre la semplice correlazione tra due fattori; è necessario identificare il meccanismo biochimico che provoca quel determinato effetto. I pesticidi o i conservanti di origine chimica non sono considerati una causa principale per il cancro al seno. Attualmente si parla di una serie di cofattori e di fattori di rischio che possono contribuire al cancro al seno (vedi l’AIRC (4) italiana, o anche l’NHS inglese (5)). Tra questi, le cattive abitudini alimentari, ma anche la predisposizione genetica, l’età, il fumo, l’acool, l’esposizione a sole e raggi ultravioletti, l’inquinamento. Infatti, il questionario esamina anche altri fattori di rischio (uso di medicine, altre abitudini alimentari, incidenza di tumore nei familiari), ma in questo particolare studio il fattore alimentazione biologica (che è una domanda sulle 67 del questionario, escluso quelle anagrafiche e dei contatti) viene disaggregato dagli altri dati e vengono tratte delle conclusioni, senza considerare se chi utilizza prodotti biologici per esempio fumi, viva in zone altamente industrializzate ecc. Ma tant’è, sull’influenza di questi cofattori non ci sono relazioni matematiche quantitative. Interagiscono tra di loro e con il nostro corpo non in modo semplice e additivo, ma in modo molto complesso, purtroppo ancora difficile da predire. Anche se l’alimentazione biologica effettivamente abbia contribuito a diminuire il rischio del tumore (e in questo caso specificatamente al seno) nel campione di persone considerato, non è detto poi che gli altri cofattori non abbiano, invece, avuto un peso nell’aumentare il fattore di rischio!

Alla fine mi chiedo se i “media”, di solito così indifferenti verso il mondo della ricerca, non abbiano eccessivamente pubblicizzato questa lavoro, solo per gli interessi economici che ruotano intorno all’agricoltura biologica e senza preoccuparsi del contesto in cui la ricerca è stata svolta. Mi ricorda quando raccontano risultati di indagini di mercato che ci dicono che gl’italiani in media consumano un pollo alla settimana, e in realtà significa che ci sono quelli che ne mangiano 2 o 3 e quelli che non lo mangiano mai…..

L’esposizione a pesticidi o conservanti non naturali non è una causa conclamata per lo sviluppo del cancro al seno, ma può essere uno tra tanti cofattori; ciònon toglie che la mancata esposizione a queste sostanze grazie all’utilizzo di prodotti biologici non migliori la nostra qualità della vita!

*Le categorie erano esattamente: never, sometimes, usually, always che ho tradotto come “mai”, “a volte”, “generalmente”, “sempre”.

** la relazione causa-effetto è provata solo per poche patologie tumorali tra cui il mesotelioma e l’esposizione all’amianto e l’angiosarcoma epatico e l’esposizione al CVM (cloruro di vinile monomero).

1. Organic food: does eating it cut cancer risk? May 28, 2014 at 1:16 pm | Posted in H&E Features, http://healthandenvironmentonline.com/2014/05/28/organic-food-does-eating-it-cut-cancer-risk/

2. K E Bradbury, A Balkwill, E A Spencer, A W Roddam, G K Reeves, J Green, T J Key, V Beral, K Pirie and The Million Women Study Collaborators, (29 April 2014), Organic food consumption and the incidence of cancer in a large prospective study of women in the United Kingdom. British Journal of Cancer 110, 2321-2326 | doi:10.1038/bjc.2014.148.

3. http://www.millionwomenstudy.org/introduction/, visitato il 30 maggio 2014

4. http://www.airc.it/cancro/cos-e/cause-tumore/, visitato il 30 maggio 2014

5. http://www.nhs.uk/Conditions/Cancer-of-the-breast-female/Pages/Causes.aspx, visitato il 30 maggio 2014

Annunci