mappa conc4Mia figlia di 10 anni ha dovuto fare una “mappa concettuale” per spiegare come quello che mangiamo cambia il mondo. Il nocciolo di tutto alla fine risulta incentrato sul consumatore consapevole e sull’impronta ecologica (*) del ciclo produttivo.

Contemporaneamente, mi capita una delle solite email con un commento su cosa succederebbe se improvvisamente il mondo (beh si, gli essere umani) diventasse vegetariano. Il commento prende spunto da un articolo (1) che,per  quantificare le emissioni di gas responsabili dei cambiamenti climatici originati dall’allevamento, analizza quattro scenari di cambiamento della dieta con una progressiva eliminazione delle proteine animali. Infatti, secondo un rapporto FAO del 2013 (2) l’allevamento contribuisce per il 14.5% alle emissioni di gas serra di origine antropica.

Gli autori (1) concludono che se tutti  (nello scenario più estremo) diventassimo vegetariani in tempi brevissimi, le emissioni di anidride carbonica, metano e monossido di azoto, e quindi l’inquinamento diminuirebbe notevolmente. Inoltre, i problemi legati alle infezioni dovuti ai batteri resistenti agli antibiotici diminuirebbero drasticamente.

Anche l’agricoltura causa inquinamento (3), anche se non direttamente gas serra. L’agricoltura è il maggiore utilizzatore di acqua dolce e comporta problemi di contaminazione di acque sotterranee, ambienti marini, perdità di biodiversità e inquinamento da sostanze organiche (fertilizzanti e pesticidi per esempio).
D’altra parte l’allevamento (4) produce l’1,4% del Prodotto Interno Lordo mondiale. La produzione e la vendita di prodotti legati all’allevamento ha un indotto di 1.3 miliardi di posti di lavoro. Se il mercato della carne sparisse all’improvviso, scomparirebbe anche la capacità di sostentamento di 1.3 miliardi di persone, che dovrebbero trovare nuove entrate. E la conversione degli ettari ora dedicati all’allevamento avrebbe comunque un impatto sul costo dei terreni.

Naturalmente è impensabile che il mondo diventi vegetariano da un giorno all’altro, anche se le associazioni ambientaliste più estremiste lo invocano da anni. Magari però potremmo riuscire a fare delle scelte di consumo, tali anche (in un mondo ideale ma non troppo) da riuscire a condizionare il mercato. Benchè siamo bombardati da informazioni di tutti i generi, abbiamo o possiamo procurarci gli strumenti per capire quale è mera pubblicità volta a promuovere un prodotto per favorire il profitto e quale invece promuove anche altre caratteristiche (senza certo dimenticare che alla fine il profitto per l’allevatore ci deve essere). Seguendo dei criteri che riguardano la dimensione etico – sociale e quella dell’impatto ambientale, possiamo valutare cosa e quando comprare. Che la scelta ricada su un prodotto tradizionale, organico o di filiera corta, l’importante è conoscerne le caratteristiche e cosa implicano.

Per ritornare alla mappa concettuale, la conoscenza della filiera e delle iniziative intraprese per garantire una produzione che sia compatibile con i principi di sostenibilità e dell’intero ciclo di vita di un prodotto, alimentare e non solo, possono portarci ad un consumo consapevole.

*L’impronta ecologica (5) misura quanto l’umanità richiede alla biosfera in termini di terra e acqua biologicamente produttive, necessarie per fornire le risorse che usiamo e per assorbire i rifiuti che produciamo. (…) Quest’area viene espressa in ettari globali, ettari cioè con una produttività biologica media globale.

1. Elke Stehfest, L. Bouwman,  D.P. van Vuuren, Michel G. J. den Elzen, Bas Eickhout, Pavel Kabat, 2009, Climate benefits of changing diet, Climatic Change (2009) 95:83–102, DOI 10.1007/s10584-008-9534-6

2. Gerber, P.J., Steinfeld, H., Henderson, B., Mottet, A., Opio, C., Dijkman, J., Falcucci, A. & Tempio, G. 2013. Tackling climate change through livestock – A global assessment of emissions and mitigation opportunities. Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), Rome.

3. FAO irrigation and drainage paper 55 – Control of water pollution from agriculture

4. FAO, 2006, Livestock’s Long Shadow, environmental issues and options

5. M. Wackernagel, W. Rees. L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra. Milano, Edizioni Ambiente, 2004, ISBN 8889014156.

Annunci