Lo spreco alimentare è uno degli argomenti in voga al momento. La notizia della settimana è che il Parlamento francese ha approvato una legge per forzare i supermercati a dare in beneficienza i prodotti alimentari invenduti. I supermercati non potranno buttare nè rovinare il cibo invenduto e quelli con una superficie maggiore di 400 metri quadrati dovranno firmare un contratto con degli enti di beneficienza entro il prossimo luglio o riceveranno multe fino a 75000 euro o due anni di prigione. In Francia il tema è abbastanza controverso, in quanto pare che i supermercati, per evitare le persone rovistino nei bidoni, li rempiono di varichina o li chiudano a chiave.

Già in Francia quasi un anno fa una catena di supermercati aveva lanciato una campagna a favore del cibo “brutto” in cui la frutta e la verdura brutta di aspetto viene venduta a un prezzo inferiore, appunto con l’idea di diminuire gli sprechi alimentari. Le campagne a favore del cibo brutto vengono fatte anche in Australia, da uno dei principali supermercati, sempre vendendo prodotti brutti di aspetto a prezzi inferiori.

La legge francese arriva in un momento in cui la Commissione Europea [1] sta preparando un programma per combattere lo spreco di cibo. Secondo la FAO 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, cioè il 30% della produzione alimentare globale, vengono sprecate; si stima che in Europa e Nord America si sprechino 95-115 Kg/anno a testa, mentre nell’Africa Sub Sahariana e in Sud Est Asiatico solo 6-11 Kg/anno [2]. Sempre secondo lo studio FAO il cibo viene sprecato sia perchè brutto da parte di produttori e distributori, sia perchè, da parte dei consumatori, non si pianificano gli acquisti in modo appropriato. Lo spreco domestico di cibo in Italia è pari a circa 213 grammi per famiglia alla settimana, con un costo totale di 8,7 miliardi di euro [3].

Oltretutto, oltre a essere un problema di sicurezza alimentare, lo spreco dicibo contribuisce anche all’inquinamento (come sempre tutto è collegato!): la maggior parte viene buttato nelle discariche dove si decompone e produce metano. Globalmente si creano 3.3 miliardi di tonnellate di gas serra per anno, circa il 7% delle emissioni totali [4].

Le critiche agli approcci che coinvolgono solo una parte della filiera ci sono. La legge francese viene criticata in Francia sia dai supermercati, che ritengono di fare già la loro parte per combattere gli sprechi, sia da gruppi di consumatori che ritengono che questa legge dia un’idea sbagliata sulla possibilità che ci sia una soluzione magica al problema, senza occuparsi nè della produzione in eccesso, nè degli sprechi in altre parti della catena distribuzione (1).

Le iniziative che incoraggiano l’acquisto di prodotti brutti, benchè si pubblicizzi come un’iniziativa per aumentare la consapevolezza del consumatore e diminuire gli sprechi, secondo una ricerca sembra non incoraggiare invece le persone a rivedere le proprie abitudini e quindi diminuire il cibo che sprecano, ma semplicemente svaluta il valore del cibo in un sistema in cui il consumatore continua a comprare troppo e a buttare via le rimanenze [8]. Al contrario, sempre secondo questa ricerca, sembra che chi è interessato a come il cibo viene prodotto, chi lo produce o chi parla con i produttori è più incline ad evitare lo sprco di cibo. Cioè è un consumatore consapevole, senza leggi né regolamenti.

 

[1] http://ec.europa.eu/food/safety/food_waste/eu_actions/index_en.htm

[2] http://www.fao.org/docrep/014/mb060e/mb060e00.pdf

[3] http://www.minambiente.it/comunicati/litalia-avra-un-piano-nazionale-di-prevenzione-dello-spreco-alimentare

[4] http://www.fao.org/docrep/018/i3347e/i3347e.pdf

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