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Il cibo è di moda. Non c’era neanche bisogno di EXPO. Tutti sappiamo cosa fa bene, in che quantità, a che ora. Il cibo è una grande industria attorno a cui ruotano interessi miliardari. Siamo bombardati da notizie sugli “ultimi ritrovati” in materia. Però non è che tutti questi “ultimi ritrovati” siano davvero tali, quanto, piuttosto, una moda magari stimolata da un settore dell’industria alimentare che vuole emergere. Siamo certo facilmente influenzabili: uno studio che ha coinvolto 130 persone ha concluso che la vista (come senso) è più importante di come ci sentiamo nel far sviluppare la “voglia” di un particolare cibo[1].

Mangiare “sano” certo fa bene, ma cosa significa?

Nell’ultimo paio di settimane mi è sembrato esserci tantissime novità scientifiche legate al cibo. Uno studio spagnolo afferma che seguendo la dieta mediterranea a cui vengono aggiunte o quantità extra di olio di oliva oppure frutta a guscio aiuta, nel primo caso le funzioni cognitive e nel secondo la memoria[2] . Allo stesso tempo, uno studio ben più corposo, che comprendeva quasi 28000 persone in 40 Paesi, ha concluso che mangiare “sano” diminuisce il rischio di demenza[3]. Cos’era cibo sano? Anche in questo caso era un mix di dieta mediterranea con maggiore enfasi su frutta verdura, carne bianca, cereali integrali, olio di oliva e frutta a guscio.

D’altra parte è sempre più chiaro che “siamo quello che mangiamo”. Grazie a un nuovo settore scientifico chiamato microbiomica (che studia l’identità, la genetica e la distribuzione delle migliaia di miliardi di microrganismi che popolano il nostro corpo), e in particolare alla microbiomica intestinale, sappiamo che la flora intestinale varia da individuo a individuo perché influenzata dai suoi geni ma anche dalla dieta. Ambiziosi progetti di ricerca come il gut project (prima in USA, ora anche in UK) mirano a mappare il microbioma di più persone possibile per identificare quale combinazione di batteri costituisca un microbioma sano. Una dieta ricca di fibre è sempre stata collegata a migliori condizioni di salute. Al momento si sa che, aumentando le fibre, aumentano anche i microorganismi benefici. Le fibre arrivano nell’intestino quasi intatte e vengono attaccate dai microorganismi ottenendo ulteriore energia, nutrienti e vitamine. Ed è anche ormai chiaro che la flora intestinale influenza per esempio la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore che regola il nostro sentirci felici [4]. Sempre studi di microbiomica hanno dimostrato che diete a base del famigerato junk food sono in grado di distruggere la flora intestinale già in una settimana!

Quindi mangiare sano, sì, e più frutta e verdura e cibi poco lavorati. Stiamo attenti alla fantomatica paleodieta però! La cosiddetta dieta degli uomini del paleolitico che sì, suggerisce di aumentare il consumo di carne, pesce, frutta, vegetali non amidacei ma di abolire cereali, latticini e legumi, che invece fanno bene. Tra l’altro, una serie di ricostruzioni con sofisticate tecniche di ricerca da parte di antropologi [5] ha però portato a sostenere non solo che gli uomini al tempo del paleolitico mangiavano un po’ di tutto, ma che la loro dieta era abbastanza determinata dall’ambiente in cui vivevano e non avevano un mix preciso di carboidrati, proteine e grassi. In più, ed è un po’ macabro lo ammetto, ma è noto che i paleolitici, per ragioni sia di sopravvivenza che per seguire dei rituali, fossero cannibali [6]….

Non accontentiamoci di ascoltare passivamente il bombardamento su quello che dobbiamo mangiare, ascoltiamo in modo critico per essere consumatori consapevoli.

[1]KATIE SILVER, 2015, Why you should just cave and satisfy your food cravings, according to science

[2] Cinta Valls-Pedret et al, 2015, Mediterranean Diet and Age-Related Cognitive Decline A Randomized Clinical Trial, Jama Internal Medicine, doi:10.1001/jamainternmed.2015.1668

[3] Andrew Smith et al, 2015, Healthy eating and reduced risk of cognitive decline, Neurology, doi: 10.1212/WNL.0000000000001638

[4] http://sonnenburglab.stanford.edu/index.html

[5] Ken Sayers , 2015, Real Paleo Diet: early hominids ate just about everything, The Conversation

[6] Darren Curnoe, 2015, The ‘other’ red meat on the ‘real’ palaeodiet, The Conversation

 

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