foto Saul

Per me la notizia della settimana scorsa è stata che il Dr Saul Cunningham del CSIRO in Australia è il vincitore 2015 Australian Ecology Research Award. La ricerca sulle api non è solo interessata teoricamente a come le api “funzionano”, permette anche di ottimizzare il loro (e quello degli apicoltori) lavoro!

Parlare di cosa fa Saul [1] mi fa particolarmente piacere, sia perchè aiuta ad aggiungere un tassello al discorso delle api, sia perchè lo conosco personalmente da tanti anni; in realtà mi domando come ho fatto a non pensarci prima a parlarvi di lui, ma ci sia voluta la notizia di questo premio. Il premio della società di ecologia significa che Saul s’interessa non soltanto del singolo insetto ma anche delle sue interazioni complesse con l’ambiente che lo circonda.

Le attività di ricerca di Saul comprendono lo studio del modo in cui gli organismi influenzano il successo riproduttivo delle piante, considerando esempi positivi come l’impollinazione ma anche esempi negativi come quelli di animali che mangiano fiori e frutta; Saul si occupa anche degli effetti della frammentazione dell’habitat sulla riproduzione delle piante e degli effetti della densità delle piante sul movimento del polline. Saul ha partecipato a importantissimi studi sull’impollinazione, per esempio ad un confronto internazionale tra l’impollinazione condotta dalle api e quella di altri insetti selvatici nei sistemi agricoli, in cui si conclude che l’impollinazione promossa dalle api integra quella degli altri insetti ma non la sostituisce[2].

Però quello che mi è venuto in mente quando ho letto la notizia del suo premio, è stata una ricerca di cui mi aveva raccontato un po’ di tempo fa, fatta in accordo e per conto dell’Almond Board Australia[3]. Questa ricerca che è durata diversi anni ed è stata condotta con numerosi esperimenti in campo, era finalizzata ad individuare modelli di gestione delle api che massimizzassero la produzione dei mandorli. Il progetto studiava l’influenza delle strategie di impollinazione sulla trasformazione del fiore in frutto prendendo in considerazione strategie alternative per aumentare l’impollinazione, come l’mpollinazione meccanica, ma anche il design dei campi, e possibili modifiche agli alveari. Le conclusioni dicono che l’attività delle api diminuisce con la distanza dall’alveare, tuttavia, anche la quantità di alveari e il modo in cui sono disposti nel campo esercitano un’influenza, e la loro quantità e disposizione rappresenta una vera e propria strategia che deve essere valutata dall’agricoltore anche in relazione ai costi.

Per quanto immagino che anche in Italia si facciano studi di questo genere, mi sembrava interessante parlarne. Proprio lunedì mi sono sentita dire che l’attività di ricerca e i suoi risultati non escono dai laboratori. Questo a volte è vero, ma mi piace pensare che l’esempio di Saul contraddica questa idea. E poi, in Australia la notizia del premio è rimbalzata anche sui media tradizionali  (portando poi a parlare delle api in senso più largo), in Italia sarebbe successo o sarebbe rimasta confinata alla Società di Ecologia e ai suoi iscritti?

[1] Dr Saul Cunningham

[2] Garibaldi, L. A., I. Steffan-Dewenter, et al. (2013). “Wild Pollinators Enhance Fruit Set of Crops Regardless of Honey Bee Abundance.” Science 339(6127): 1608-1611, http://www.sciencemag.org/content/339/6127/1608.abstract

[3] Saul A. Cunningham, June 2014, Enhancing Almond Pollination Efficiency, AL11003, Final Report, CSIRO SUSTAINABLE AGRICULTURE FLAGSHIP

Ma anche:

Macfadyen, S., S. A. Cunningham, et al. (2012). “Managing ecosystem services and biodiversity conservation in agricultural landscapes: are the solutions the same?” Journal of Applied Ecology 49(3): 690-694, http://dx.doi.org/10.1111/j.1365-2664.2012.02132.x

Rader, R., W. Edwards, et al. (2011). “Pollen transport differs among bees and flies in a human-modified landscape.” Diversity and Distributions 17(3): 519-529, http://dx.doi.org/10.1111/j.1472-4642.2011.00757.x

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