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La scorsa settimana sono andata ad ascoltare Robert Costanza a Milano. Era la seconda volta che ascoltavo una sua presentazione. Il piacere di ascoltarlo anche questa volta è venuto dall’ampio respiro che ha dato alla discussione, in cui i servizi ecosistemici sono stati un tassello verso uno sviluppo sostenibile, in cui ha incluso indicatori alternativi che si possono adottare per tenere in considerazione anche parametri di solito trascurati quando si quantifica lo sviluppo, per considerare il benessere e lo sviluppo sostenibile come finalità.

Secondo Robert Costanza nei prossimi dieci anni la contabilizzazione dei servizi ecosistemici diventerà una realtà sempre più comune. All’interno del modello di “mondo pieno” di Costanza tutto ciò che avviene sulla Terra è interconnesso; qualsiasi nostra attività, nel bene o nel male, altera l’ambiente esterno, utilizzando i servizi forniti dall’ambiente per ottenere una qualche forma di benessere[1].

Lo sviluppo sostenibile ha tre componenti interdipendenti che devono essere soddisfatte allo stesso tempo: l’economia, la società e l’ambiente[2]. Tradizionalmente la misura della performance economica di uno Stato è quantificata utilizzando il Prodotto Interno Lordo (o GDP in inglese)[3]; tuttavia il GDP ignora i costi sociali, gli impatti ambientali e le differenze in introiti e non considera i contributi positivi al benessere come le infrastrutture o lavori svolti come volontariato. Per misurare anche questi fattori i ricercatori hanno prodotto una nuova serie di indicatori tra cui il GPI, Genuine Progress Indicator (Indicatore di Progresso Autentico appunto), in cui vengono inclusi parametri di benessere economico, sociale, e ambientale quali avere una casa, l’aspettativa di vita, il tempo libero, l’impegno democratico, i costi del crimine, dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici[4]. Il GPI include le stesse misure di consumo del GDP con in aggiunta altri 25 parametri per considerare l’impatto economico del consumo di risorse e i cambiamenti nel capitale cosiddetto di “comunità”.

E se l’invenzione di questo nuovo indicatore (in realtà già proposto a metà anni ’90) sembra un approccio un po’ troppo teorico, in realtà alcuni stati americani lo hanno già adottato: Maryland e Vermont in testa!

Il piano di sviluppo economico del Vermont[5] con le previsioni di crescita fino al 2020 prevedono, all’interno dei proposti miglioramenti del benessere degli abitanti attraverso la qualità della vita, le risorse naturali e i valori di comunità, infatti l’uso del GDI come indicatore, così facendo l’economia dello Stato ha un valore aggiunto di 5 miliardi per il 2012.

Invece, accedendo al sito web del Maryland (in cui si trova anche una bella discussione sull’utilità del GPI) è possibile non solo vedere tutti i parametri utilizzati per calcolare il GPI ma anche utilizzare un citizen calculator”, in cui, inserendo i propri dati si calcola come ognuno possa contribuire a rendere il Maryland più prospero e sostenibile.

Lo sviluppo sostenibile è sempre di più nelle agende della politica internazionale. Solo pochi giorni prima dell’incontro con Costanza era stata adottata la nuova agenda per lo sviluppo sostenibile dai leader del mondo al Sustainable Development Summit dell’ONU, con i cosiddetti 8 “obiettivi di sviluppo del Millennio” (SDG), che si propongono di creare le condizioni per una crescita sostenibile inclusiva, condivisione della prosperità e un lavoro decente per tutti, tenenendo in considerazione differenti livelli e capacità di sviluppo nazionali. Il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile è possibile solo se le sue componenti sono chiaramente articolate e quantificate[2]. Un accordo tra IUCN e ONU ha dato vita, già nel 2012, all’IPBES (Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) con lo scopo di “rafforzare l’interfaccia tra scienza e politica e contribuire a far sì che le decisioni siano prese sulla base della migliore conoscenza scientifica disponibile su conservazione e uso sostenibile della biodiversità e dei servizi ecosistemici”.

Ho già detto che non sono sicura se siano più efficaci i processi top-down o bottom-up. La creazione dell’IPBES con la finalità di contribuire scientificamente al progresso sullo sviluppo sostenibile, e gli obiettivi del Millennio possono essere fondamentali per creare una consapevolezza nelle classi di governo e identificare degli indicatori di sostenibilità; tuttavia lo sviluppo sostenibile passa dalle nostre scelte quotidiane.

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[1] Robert Costanza, 2006, Thinking Broadly About Costs and Benefits in Ecological Management, Integrated Environmental Assessment and Management , Vol 2, N 2 pp. 166–173.

[2] Costanza, R., J. McGlade, H. Lovins, and I. Kubiszewski. 2014. An Overarching Goal for the UN Sustainable Development Goals. Solutions 5(4):13-16. http://thesolutionsjournal.com/node/237220

[3] Costanza, R. M. Hart, I. Kubiszewski, and J. Talberth. 2014. Moving Beyond GDP to Measure Well-Being and Happiness. Solutions 5(1):91-97. http://www.thesolutionsjournal.com/node/237164

[4] Costanza, R., I. Kubiszewski, E. Giovannini, H. Lovins, J. McGlade, K. E. Pickett, K. V. Ragnarsdóttir, D. Roberts, R. De Vogli, and R, Wilkinson. 2014. Time to leave GDP behind. Nature. 505:283-285. available at: http://www.nature.com/news/development-time-to-leave-gdp-behind-1.14499

[5] http://accd.vermont.gov/sites/accd/files/VT%202020%20CEDS.pdf

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