Gli enti anglofoni, moltissimi, sono estremamente attivi sui social. Per loro il cosiddetto “outreach” (comunicazione e promozione) è importantissimo. L’USDA (Dipartimento dell’agricoltura) comunica con gli americani con Fb, twitter, blogs e utilizzando diverse forme, come per esempio questo video che mostra come minimizzare il disturbo del suolo evitando l’aratura:

usdavideo

Il dipartimento dell’ambiente statunitense USEPA, oltre al profilo Fb, e twitter ha addirittura 10 blogs tematici.

Per quanto possa sembrare pubblicità, demagogia o anche paternalismo, e si possa essere diffidenti, bisogna ammettere che questi enti danno il modo di sapere che cosa fanno, che programmi hanno ecc. E per esperienza personale posso dire che quando li contatti rispondono….

La School of Forestry di Yale sul profilo Fb un paio di giorni fa ha pubblicato un post su nuovi risultati di attività di ricerca che mostrano come l’aumento di anidride carbonica nell’aria sia dannosa per le api.

#api #alveare

C’è poi un’iniziativa che io trovo fantastica: The Conversation. E’ un magazine online (e già il nome del magazine la dice lunga …) con redazioni in USA, UK, Australia, Francia e Sud Africa. Oltre agli articoli redazionali (pochi) i contenuti sono creati da “esperti” di ciascun settore. Anche in questo caso, l’interazione con gli utenti è viva, anche sui social.

Internet ci permette di informarci e di dare informazioni su qualsiasi tema in qualsiasi momento. Ben vengano tutti i tipi di informazione. Ma dove ci stiamo informando? chi ci sta dando le informazioni? Nel web 2.0 tutti possono produrre tutto. In questo senso i siti “istituzionali” offrono delle garanzie, ci stiamo rivolgendo agli esperti (perchè ascoltare qualcuno che magari fino a ieri ne sapeva meno di noi?). Il problema a volte, è che i siti istituzionali sono poco accessibili, noiosi, con poche informazioni. Non sembrano vogliano avviare con noi una conversazione.

La comunicazione, intesa condivisione delle proprie conoscenze per renderle più facilmente fruibili puo’ portare enormi vantaggi. Anche i ricercatori sono, ora, fortemente incoraggiati a comunicare sui social, con università che ospitano i blogs dei loro ricercatori. I social dei ricercatori non devono essere considerati come fonti ufficiali, ma piuttosto come un posto in cui l’esperto racconta ciò che fa, ciò che vede, ciò che pensa e dove potenzialemente possono emergere nuove idee.

Come vengono le idee? Certo alcune volte si accende la famosa lampadina, altre invece vengono da altre idee. Questo fantomatico web 2.0 ci permette davvero di interagire e condividere i contenuti. Un interessante post sul blog dell’USDA di marzo raccontava che l’ufficio statistico ha bisogno che gli agricoltori rispondano ai loro questionari; gli agricoltori rispondono quando capiscono che i risultati del lavoro fatto grazie ai dati che loro forniscono possono permettergli di gestire meglio i rischi, di conservare le risorse naturali, promuovere la produzione agricola.

Internet è un non luogo dove niente esiste da solo, le connessioni tra i social media con la vita reale sono spesso più importanti della stessa attività online (1). Non può essere un sostituto della vita reale ma ci può dare dei grandiosi strumenti. Ci può dare un’immediatezza mai vista prima che può avere impatti sulla nostra vita di tutti i giorni. Possiamo informarci, possiamo comunicare e possiamo mettere in comune le nostre conoscenze e fare delle scelte.

Strumenti “social” come facebook, twitter e blogs sono di uso comune e possono permettere una comunicazione in entrambe le direzioni: chi gestisce la comunicazione, che sia il “vecchio” sito web, il blog, la pagina facebook interagisce con i propri utenti, rispondendo alle eventuali domande e creando quindi anche una situazione di maggiore fiducia.

1 Leon Mallett, Public engagement through social media

Altre risorse:

Using social media to engage, listen and learn

USDA Social Media Tools and Resources

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