Leggiamo tutti i giorni di previsioni catastrofiche sul futuro del pianeta Terra (e soprattutto della specie umana) a causa dei cambiamenti climatici. Ma, molto spesso pensiamo di poter fare poco.

Our ChildrenTrust è un’organizzazione costituita da un gruppo di 21 ragazzi dai 9 ai 20 anni, che nel gennaio 2015 ha citato in tribunale il governo degli USA sostenendo che abbia violato il loro diritto costituzionale alla vita, alla libertà e alla proprietà e non abbia protetto le risorse pubbliche essenziali non ostacolando quelle azioni che hanno portato ai cambiamenti climatici. Nei prossimi giorni un giudice americano dovrebbe decidere il percorso giuridico di questo caso.

Alle spalle dei ragazzi di Our Children Trust c’è un nonno. James E. Hansen è uno scienziato di fama mondiale che si occupa di cambiamenti climatici e che anche tramite un blog promuove consapevolezza basata su dati scientifici che corroborano i cambiamenti climatici.

Questo caso è parte di un movimento più vasto che in varie parti del mondo (in Olanda, Svezia, Norvegia, Pakistan, Filippine) sta cercando di far assumere a governi e società la responsabilità per le loro azioni (o inazioni) che hanno portato ai cambiamenti climatici.

 

Spesso sentiamo parlare di comunità che si fanno parte attiva con progetti che promuovono la qualità della vita. Ma quanto davvero la migliorano? Lo studio dei progetti già esistenti può portare informazioni per costruire un futuro migliore? E’ quello che pensa un team di ricercatori, che stanno analizzando queste esperienze, che sono raccolte sul blog Seeds of Good Anthropocenes. Le iniziative sono denominate “semi di un buon antropocene”, visto che “semi” sono definite quelle “iniziative che sembrano portare un contributo sostanziale alla creazione di un future giusto, prospero e sostenibile”. Tra i “semi di un buon antropocene” ci sono progetti per migliorare i pasti nelle scuole della California, progetti per la conservazione della biodiversità in Africa e Scozia.

Sul sito è disponibile la mappa con i dettagli delle iniziative catalogate ed è anche possibile rispondere a un questionario e chiedere che un progetto venga inserito in questo database.

mappa
https://goodanthropocenes.net/map-of-seeds/

Dai primi 100 progetti è nata una pubblicazione scientifica che identifica sei tipi di “semi”: per l’agroecologia, per il verde urbano, per la conoscenza del futuro, per le trasformazioni urbane, per un futuro equo, per un futuro sostenibile. Da questi semi si può partire per catalogare le iniziative e immaginare degli scenari futuri. Informazioni sui fattori che sono comuni ai vari “semi” possono fornire una valida guida per un futuro desiderabile, per comprendere cosa costituisce un “buon antropocene”, determinare i processi che portano ad iniziative che cambiano profondamente la relazione uomo-ambiente, generare scenari dal basso che costituiscano dei percorsi virtuosi per il futuro.

I ricercatori, considerando le alterazioni così profonde alla biosfera causate dall’uomo, hanno proposto che nel 1950 sia iniziata una nuova Era che hanno appunto chiamato Antropocene. Benchè la maggior parte di previsioni future negative se non catastrofiche, ci sono in tante parti del mondo iniziative propositive. Conoscerle può servire da esempio.

 

Altri link con risorse interessanti:

il blog di Andrew Kevin sul NYTimes  e in particolare: Can Networked Knowledge Help Communities Thrive on a Turbulent Planet?

Join the Future Earth Open Network

Thriving Earth Exchange

Program on Ecosystem Change and Society (PECS),

Per saperne di più su Seeds of Good Anthropocenes puoi leggere anche The New York Times. e  The Stockholm Resilience Centre. (si può richiedere la pubblicazione).

Altri link sui cambiamenti climatici li avevo già dati in La lotta al cambiamento climatico passa anche dall’agricoltura (sostenibile)

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