Ho letto un bellissimo post sull’approccio sistemico. Niente di sorprendente però. Tutto ciò che coinvolge una componente biologica deve essere pensata come un sistema, perché interagisce con l’ambiente circostante, l’eco-sistema. Una cellula, un organo, un organismo, una popolazione, un ecosistema sono dei sistemi aperti che interagiscono con ciò che, biologico o meno, li circonda. Interagendo, vengono influenzati e influenzano. Nel bene e nel male. Noi facciamo parte dell’ambiente in cui viviamo. Prendiamo e diamo.

Questo approccio si vede bene negli studi di valutazione del rischio causato dalla dispersione di contaminanti, infatti per associazione di idee ho pensato agli studi di Risk Assessment.

Tutto ciò che finisce nell’ambiente non è intrappolato per sempre, può tornare in circolo. Può finire nell’aria, nell’acqua, nella catena alimentare, quindi, nell’uomo. Studiare il flusso del contaminante non è facile. Se ne studia il comportamento per esempio in acqua e poi nei diversi organismi, se viene accumulato, se produce un effetto, a quale livello produce questo effetto, se l’effetto è significativo.

Uno dei primi Risk Assessment che ho letto, venti anni fa, è sull’atrazina in alcune parti degli Stati Uniti1. Uno studio enorme che coinvolgeva esperimenti in campo, in laboratorio e modelli matematici. Gli studi che coinvolgono interi ecosistemi sono molto complessi perché richiedono conoscenze diverse, la raccolta di dati diversi e la necessità di mettere insieme tutti questi dati; spesso sono molto costosi. Studi più piccoli invece che comprendono solo una piccola parte sono molto più numerosi e in un certo senso più facili. Dopo vent’anni il  problema dei grandi studi (oltre al budget ovviamente) rimane come integrare i dati, e sono stati proposti moltissimi metodi, qualitativi, quantitativi, grafici, numerici2-5La difficoltà sta proprio nel fatto che i risultati ottenuti in esperimenti diversi che coinvolgono parti diverse di un ecosistema non si possono sommare, perché rappresentano cose diverse. In inglese si direbbe che non puoi sommare pere e mele. E così sono stati inventati centinaia di indici. Per costruirli però, c’è sempre di mezzo un pò di soggettività, un pò di interpretazione dei dati.

Cercando materiale sull’approccio ecosistemico, ho trovato l’ennesimo articolo sull’integrazione dei dati nel Risk Assessment6, che ho trovato molto interessante perché fa il pro e contro delle indagini ambientali ai diversi livelli di organizzazione biologica. L’autore dice che quando fai un’indagine sullo stato di salute di un ambiente, tutti i livelli di organizzazione biologica sono importanti, perchè ogni livello può dare informazioni fondamentali, che altrimenti andrebbero perse. Mentre i livelli inferiori (cellulare, organismo) danno informazioni sui meccanismi di azione di una sostanza, i livelli superiori (popolazione, ecosistema) danno informazioni sugli effetti nel lungo termine, che coinvolgono più parti dell’ecosistema, e spesso sugli effetti indiretti7. Sono quegli effetti che più spesso vengono messi in relazione con i servizi ecosistemici.

Di fatto la salute dell’ambiente in cui viviamo è una cosa complessa8; valutarla è necessario per valutarne la sostenibilità. E’ necessario avere più dati possibili, che siano qualitativi o quantitativi o entrambi; bisogna partire dal particolare, per arrivare al generale, senza mai perderlo di vista. Ma servono anche informazioni sulla provenienza dei dati e sulla loro accuratezza. Non perché non ci si fida, ma per fidarsi di più, per capire meglio. In realtà dati disponibili ce ne sono tanti. Dobbiamo assicurarci che siano corretti e significativi. E forse, per interpretarli, dobbiamo allontanarci dalla nostra visione antropocentrica e cambiare sistema di riferimento.


1 Solomon, K. R. et al. Ecological risk assessment of atrazine in North American surface waters. Environmental Toxicology and Chemistry 15, 31-76 (1996).
2 Bailer, A. J., Hughes M. R, See K., Noble R., Schafer R. A pooled response strategy for combining multiple lines of evidence to quantitatively estimate impact. Human & Ecological Risk Assessment 8, 1597-1611. (2002).
3 Smith, E. P., Lipkovich, I. & K., Y. Weight of evidence (WOE): quantitative estimation of probability of impairment for individual and multiple lines of evidence. Human & Ecological Risk Assessment. 8, 1585-1596. (2002).
4 Burton Jr, G. A. et al. A Weight-of-Evidence Framework for Assessing Sediment (Or Other)Contamination: Improving Certainty in the Decision-Making Process. Human & Ecological Risk Assessment 8, 1675 (2002).
5 Reynoldson, T. B., Smith, E. P. & Bailer, A. J. A Comparison of Three Weight-of-Evidence Approaches for Integrating Sediment Contamination Data within and Across Lines of Evidence. Human & Ecological Risk Assessment 8, 1613 (2002).
6 Rohr, J. R., Salice, C. J. & Nisbet, R. M. The pros and cons of ecological risk assessment based on data from different levels of biological organization. Critical Reviews in Toxicology 46, 756-784, doi:10.1080/10408444.2016.1190685 (2016).
7 Preston, B. L. Indirect Effects in Aquatic Ecotoxicology: Implications for Ecological Risk Assessment. Environmental Management 29, 0311-0323 (2002).
8 Costanza, R. & Mageau, M. What is a healthy ecosystem? Aquatic Ecology 33, 105-115 (1999).

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