Non è un’impressione. La primavera arriva prima di una volta. In Groenlandia 26 giorni prima di quanto non arrivasse 10 anni fa, a Washington 22 giorni prima (leggi The Guardian). Non è altro che un segno di adattamento da parte degli ecosistemi ai cambiamenti climatici*.

L’USGS (USA Geological Service) ha pubblicato un rapporto e una serie di mappe (i cui dati sono disponibili) che mostrano quanto prima del previsto si siano manifestati i segni della primavera. Le mappe sono state disegnate in modo scientifico dall’NPN, il National Phenology Network e mostrano che in alcune zone la primavera è arrivata anche 3 settimane in anticipo. 

Inoltre è possibile vedere una serie di animazioni,  tra cui lo stato della primavera, aggiornato a lunedì scorso:

Il protocollo usato e dall’NPN è standardizzato e approvato dagli scienziati e NPN mette a disposizione il protocollo, un training online e l’interfaccia web e su app per caricare i dati. Come dicevo, anche i dati raccolti e visualizzati con le mappe sono disponibili, e si possono scaricare, cosi come si possono scaricare una serie di grafici che è possibile fare con le variabili. Dei video su Youtube spiegano dettagliatamente come fare.

La fenologia è lo studio del rapporto tra i fattori climatici e alcuni fenomeni stagionali nei vegetali, come la germogliazione, la fioritura, la maturazione dei frutti. Per costruire le mappe sono stati utilizzati i cosiddetti “indici di primavera” basati su osservazioni su quando il caldo è stato sufficiente a far comparire i primi germogli e la prima fioritura nei lillà e nei caprifogli.

Il progetto NPN, esempio anche di citizen science, raccoglie le osservazioni raccolte da ricercatori, studenti e volontari, stimolando le comunità di pratica e lo sviluppo di strumenti che supportino le decisioni soprattutto legate alle allergie, gli incendi, la gestione dell’acqua e la conservazione.

L’anticipo della primavera può avere ripercussioni sulla salute umana, influenzando la durata delle allergie e rendendo più attive zanzare e zecche, e sull’economia, influenzando lo sviluppo delle colture e l’impollinazione. Secondo degli studi recenti, l’agricoltura subirà un impatto maggiore nell’emisfero Nord che in quello Sud (1), e le proiezioni mostrano  che la copertura agricola diminuirà maggiormente nella zona temperata che in quella tropicale. Il pericolo è poi che gli impollinatori non saranno “sincronizzati” con le piante, arrivando nel posto sbagliato al momento sbagliato (2,3).

 

1  Porfirio, L. L., Newth, D., Harman, I. N., Finnigan, J. J. & Cai, Y. Patterns of crop cover under future climates. Ambio 46, 265-276, doi:10.1007/s13280-016-0818-1 (2017).

2  Kjøhl, M., Nielsen, A. & Stenseth, N. C. Potential Effects of Climate Change on Crop Pollination. (FAO, 2011).

3  Summary for policymakers of the thematic assessment on pollinators, pollination and food production. Biota Neotropica 16 (2016).

 

Influenze dei cambiamenti climatici:

*Adattamento ai cambiamenti climatici

News: Riduzione dei giorni a clima mite

News: Conseguenze dei cambiamenti climatici per gli uccelli

 

 

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