Il dibattito tra agricoltura biologica e convenzionale è sempre acceso. Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno affrontato la questione anche in modo quantitativo, confrontando la quantità di raccolto. Due studi interessanti utilizzano metodologie simili, le meta-analisi*, e ottengono risultati molto simili tra di loro; non uguali, perchè, spiegano, non hanno utilizzato esattamente gli stessi dati, e anche in parte la metodologia, era diversa. In pratica cosa hanno fatto?

Hanno fatto una ricerca bibliografica[1][2] per individuare studi già pubblicati, imponendosi determinati vincoli rispetto al tipo di articoli da selezionare, e alla presenza di alcuni parametri, tra i quali la resa di un campo coltivato con metodo biologico e un altro, confrontabile (stesso tipo di coltura, appezzamento simile) con metodo convenzionale. Per ciascuno di questi studi hanno calcolato il rapporto (detto rapporto di risposta) tra le due rese, e lo hanno espresso in base logaritmica. In pratica, se le due rese fossero uguali, il rapporto sarebbe uno; più è vicino a 1 o maggiore di uno più la resa del biologico è maggiore. Benchè solo una parte dei lavori considerati fossero comuni, i due studi ottengono dei valori (totali) del rapporto abbastanza simili: Verena Seufert ottiene un rapporto biologico/convenzionale di 0.751, mentre Lauren Ponisio di 0.812.

Lo studio di Lauren Ponisio è particolarmente interessante perchè ci fa vedere i risultati ottenuti non solo dal confronto tra colture diverse ma anche di gestione della coltura diverse (monocoltura e policoltura, più o meno rotazioni). I suoi dati e i risultati sono disponibili sul suo sito e i risultati si possono vedere anche in un video** (in inglese, sorry). Con la ricerca bibliografica ha selezionato 115 studi che rientravano nei parametri che aveva stabilito a priori. Questi 115 studi comprendevano 52 tipi di coltivazioni fatti in 38 stati diversi (sì, ci sono anche 4 studi italiani, e poi ovviamente, americani, indiani, cinesi, svizzeri….). Ognuno di questi studi calcolava (tra le altre cose) la resa (in Mg/ha) di determinate colture.

Come dicevo, per costruire la meta-analisi la Ponisio ha confrontato, per ciascuno studio, la resa dei campi coltivati in modo biologico e quelli in modo convenzionale. In più poi sul nuovo dataset, ottenuto mettendo insieme tutti i dati riportati dai 115 studi selezionati, ha fatto uno studio statistico per capire come si comportava questo nuovo set di dati.

Se guardiamo i risultati, il rapporto totale di tutti gli studi (overall) è 0.81: ossia il biologico rende circa il 20% in meno del convenzionale. Confrontando però tipologie e metodologie di colture conclude che la differenza di produttività tra biologico e convenzionale diminuisce quando nel biologico si utilizzano le policolture e un numero più alto di rotazioni; ha raggruppato gli studi secondo le tipologie di gestione dell’agricoltura tipiche del biologico o del convenzionale, e secondo il tipo di coltivazione:

-Ha confrontato la resa di campi in cui veniva praticata la monocoltura con metodo biologico o con metodo convenzionale; campi a policoltura e infine confronta la resa di un campo in cui si pratica monocoltura in modo convenzionale e policoltura in modo biologico.

 

-Analizza poi la produttività in relazione al numero di rotazioni: con più rotazioni nel biologico, senza rotazioni, con un numero simile di rotazioni delle colture, più rotazioni nell’organico.

 

 

 

-Dal confronto dei raccolti di cereali, frutta e noci, semi da olio, radici e tuberi e ortaggi,  risalta che il rapporto minore è quello di radici e tuberi (ossia dove il convenzionale ha una resa maggiore) e il maggiore quello di frutta e noci (ossia dove il biologico ha una resa maggiore). La Ponisio nel testo fa notare che le colture che ottengono migliori risultati nel convenzionale, particolarmente i cereali, sono quelle che sono state sviluppate di più proprio per il convenzionale stesso, e che quindi ha anche senso che, se coltivate in modo biologico, producano meno.

-e infine confronta la produttività quando veniva aggiunto azoto (non in grafico).

Il valore inferiore, in assoluto nei tre casi, è quello del rapporto calcolato quando più azoto veniva aggiunto alle colture convenzionali rispetto a quelle biologiche (una tecnica propria del convenzionale), e quindi la resa del convenzionale è maggiore dele biologico; mentre quello più alto (ossia con valore di resa del biologico maggiore) nel caso di un numero maggiore di rotazioni delle colture in agricoltura biologica.

L’autrice quindi commenta i risultati dicendo che ben poche varietà utilizzate nell’agricoltura biologica sono state sviluppate o selezionate per produrre in modo biologico, e sicuramente i cereali sono tra le colture che più delle altre sono state studiate e selezionate per dare alte rese in modo convenzionale; quindi ha senso che se coltivate in modo biologico producano meno. Anche il fatto che il biologico abbia una resa maggiore con una maggiore diversificazione sia spaziale che temporale sembra abbastanza ovvia.  Quindi lei ritiene che si a necessario condurre degli studi in modo diverso, e capire quali fattori possono aumentare la produttività del biologico.

Come dice la Seufert in una pubblicazione[3] di un paio di settimane fa, in cui confronta costi e benefici di agricoltura biologica e convenzionale in modo teorico (senza numeri), bisogna guardare al contesto e quindi anche alle altre dimensioni, come la stabilità del raccolto, l’erosione del suolo, l’uso di acqua e le condizioni di lavoro…..ma questo articolo devo ancora finire di leggerlo!

 

**Il video della Ponisio

*La forza delle meta-analisi è che dopo che hai stabilito i tuoi parametri e i tuoi obiettivi, raccogli i dati che ti servono attraverso lavori singoli (che sono stati fatti da qualcun altro), e li metti insieme, “costruendo” quindi un nuovo dataset con delle nuove variabili e potendole così studiare su un numero molto alto di casi. Ovviamente ogni tipo di studi di questo tipo presenta delle approssimazioni, benchè i ricercatori cerchino proprio con i vincoli che si impongono durante la ricerca bibliografica iniziale, di ridurli. Di solito, la discussione delle meta-analisi comprende anche la discussione sulle limitazioni dovute al dataset.

 

[1] Seufert, V., N. Ramankutty, and J.A. Foley, 2012 Comparing the yields of organic and conventional agriculture. Nature. 485(7397): p. 229-232. http://dx.doi.org/10.1038/nature11069

[2] Ponisio, L.C., et al., 2015 Diversification practices reduce organic to conventional yield gap. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences. 282(1799). http://www.ponisiolab.com/research.html

[3] Seufert, V. and N. Ramankutty, 2017 Many shades of gray—The context-dependent performance of organic agriculture. Science Advances. 3(3). http://verenaseufert.weebly.com/publications.html

 

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