All’università di Gottingen e alla scuola agricola di Dottenfelderhof in Germania sono riusciti a brevettare con una licenza open source i semi di una varietà di pomodoro (Sunviva Lycopersicon esculentum L.) e una di grano (Convento C Triticum aestivum L.): come se si trattasse di software o di risultati di ricerca medica!

Il brevetto è stato poi richiesto dalla no profit OpenSourceSeeds). La licenza darà l’opportunità di proteggere i semi dalla privatizzazione e mantenerli come “comuni” (commons).

L’idea è che  ricercatori e agricoltori possono sperimentare con i semi e migliorarli senza restrizioni legali; la licenza afferma che “puoi usare il seme in diversi modi ma non puoi brevettare o richiedere alcun tipo di tutela legale per questo seme e per tutti i suoi possibili sviluppi futuri”.

Si è iniziato a brevettare i semi nel 1930 negli USA, con brevetti di vario tipo e restrizioni ai sistemi di proprietà intellettuale chiamati “protezione della varietà vegetale” che hanno anche ostacolato la ricerca scientifica di nuove varietà.  Infatti il brevetto, anche solo di una caratteristica, fa sì che quel materiale non possa essere usato neanche per attività di ricerca, a meno di ottenere un permesso.

Questo brevetto tedesco aggira invece tutti i problemi legati ai brevetti e alle regole di proprietà intellettuale: chiunque potrà usare le varietà purché ciò non prevenga altri dal condurre attività di ricerca su queste varietà e sui loro futuri derivati.

L’organizzazione statunitense Open Source Seed Initiative (OSSI) aveva provato per diversi anni di ottenere un simile brevetto, senza riuscirci, e dal 2014 incoraggia i suoi aderenti a non brevettare le nuove varietà e i loro derivati ma a lasciarli liberi di essere utilizzati senza restrizioni. Anche in India, il Centro per l’Agricoltura Sostenibile di Hyderabad ha organizzato un network per la condivisione dei semi di otto varietà di grano, riso e leguminose.

 

Un mio vecchio post sulle restrizioni al commercio delle sementi: Diversità e stabilità

Tratto da: German breeders develop ‘open-source’ plant seeds

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