E’ una notizia di un paio di settimane fa: Microsoft ha comprato crediti sul mercato volontario delle emissioni di carbonio da alcuni agricoltori del riso dell’Arkansas che da 10 anni stanno cercando di mettere a punto delle misure per rendere sostenibili le loro produzioni agricole.

La produzione del riso emette metano, un gas serra, che benché sia presente in quantità inferiore rispetto all’anidride carbonica (CO2) in atmosfera è però più potente per l’effetto serra. Globalmente le emissioni di metano rappresentano il 16% dei gas serra di origine antropica emessi in atmosfera, e la coltivazione del riso rappresenta il 9% di queste emissioni.

La transazione di Microsoft è stata definita la prima nel suo genere in quanto il mercato del carbonio è complesso e controverso, specialmente per quanto riguarda le emissioni dell’agricoltura, anche perchè la misura delle emissioni o piuttosto della riduzione delle emissioni, di origine agricola può essere più complicato che per l’energia solare o eolica.

La maggior parte del metano viene emesso perchè il riso viene coltivato nell’acqua, creando un ambiente ottimale per la proliferazione dei batteri che emettono metano (metanogenesi). Dei ricercatori sono stati in grado però di mettere a punto un protocollo che permette di piantare il riso prima che il campo venga allagato, alternando periodi di allagamento e di secca e prosciugando i campi prima che si formino le condizioni ideali per l’accumulo e quindi l’emissione di metano*.

I sette agricoltori che hanno preso parte al progetto hanno utilizzato il protocollo su 2000 acri (800 ettari) riuscendo ad ottenere una riduzione di 600 tonnellate di CO2 equivalenti. La riduzione delle emissioni è stata calcolata utilizzando un modello chiamato DNDC, ossia DeNitrificazione e DeComposizione, che confronta i risultati di dozzine di siti durante gli anni di produzione. Gli agricoltori coinvolti peraltro utilizzano il 30% in meno di acqua senza perdita di produttività.

L’investimento è avvenuto all’interno di in un mercato volontario, l’American Carbon Registry, ma è basato su un sistema simile al protocollo che la California ha approvato nel 2015 per permettere ai coltivatori del riso di generare e vendere crediti di carbonio, e che tuttavia non è ancora stato utilizzato.

Il mercato volontario del carbonio si basa quasi esclusivamente sull’impegno delle grandi società. Microsoft ha già investito su un sistema interno di prezzo del carbonio per diminuire l’impatto ambientale della società e si basa principalmente sull’uso di energia nei suoi data centre. Benché non si conosca il prezzo pagato per questi crediti al momento il costo del carbonio sul mercato volontario è di 7$ a tonnellata. Questo tipo di investimento può essere particolarmente appetibile per una società come Microsoft, in quanto i consumatori sono attenti alle alternative sostenibili nel mercato alimentare.

Secondo l’Environmental Defense Fund, che ha contribuito al progetto, il mercato dei crediti del carbonio generati dalla coltivazione del riso è solo il primo passo del mercato , e l’organizzazione sta già lavorando anche con i produttori di mais, con gli allevatori e con i produttori di mandorle per ridurre l’uso dei pesticidi.

I mercati delle emissioni di inquinanti sono per ora dei mercati in cui gli agricoltori americani sono entrati su base volontaria, mentre ne esistono di obbligatori in Canada e in Australia. Un produttore di mais del Michigan ha ridotto l’uso dei fertilizzanti azotati generando dei crediti attraverso il programma Delta Nitrogen Credit Program. Secondo il “National Climate Assessment” del 2014 l’agricoltura è responsabile del 60% delle emissioni di azoto proprio a causa dei fertilizzanti.

Il prossimo passo, secondo uno degli agricoltori coinvolti, sarà la messa a punto di un marchio che permetta di essere riconoscibili e che può aiutare a creare un mercato in assenza di incentivi o comunque di una politica mirata.

 

*per esempio ne parla il CGIAR.

Una meta-analisi sulla riduzione nell’uso dell’acqua del metodo:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378429016307791

 

Tradotto da: Inside Climate News

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