Ormai sentiamo parlare di comunità, persone, città, economie resilienti; ma anche di resilienza ai disastri, ai cambiamenti climatici e di resilienza ecologica. La resilienza è uno strumento per lo sviluppo sostenibile, fondamentalmente sin dal Millennium Ecosystem Assessment. Per la FAO la resilienza è un mezzo per raggiungere lo sviluppo sostenbile. Resilienza deriva dal latino col significato di rimbalzare e secondo la Treccani è La velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato.

Resilienza e sostenibilità sono complementari: la sostenibilità si prefigge strategie e obiettivi di lungo termine, mentre la resilienza mira a preparare per quegli eventi inattesi che potrebbero destabilizzare un sistema altrimenti sostenibile.

Negli anni ’70 Holling[1] ha definito la resilienza come la capacità degli ecosistemi di assorbire un cambiamento e continuare nello sviluppo quando sottoposti a disturbi esterni. Nel tempo il concetto si è evoluto e il cambiamento è passato dall’essere qualcosa da evitare a qualcosa di potenzialmente positivo che può lasciare il sistema più forte e più capace nell’avere a che fare con le incertezze future; da un ristabilirsi dal cambiamento, a un cambiamento da cui lasciarsi coinvolgere.

Le caratteristiche e i modi per misurare la resilienza vengono definiti esplicitamente, ed è l’unico modo in cui questo concetto ci può essere utile. Un punto della situazione è stato fatto da Folke nell’Enciclopedia delle Scienze Ambientali[2]. Gli ecosistemi sono in continua evoluzione, in equilibrio dinamico: è un continuo passaggio tra uno stato di equilibrio e quello successivo. Di solito i disturbi naturali sono momentanei, mentre l’uomo opera sull’ambiente dei disturbi prolungati[3] che danno vita a perturbazioni complesse che necessitano un alto numero di gruppi di specie con funzioni simili per poter riorganizzare le funzioni ecosistemiche. Cambiamenti improvvisi e sorprendenti possono portare a un cambiamento di regime ecologico[4]: confrontando oltre 200 di studi sono stati identificati i fattori chiave (drivers) che portano a un cambiamento di regime ecologico e impatti sui servizi ecosistemici e raggruppati in 5 ampie categorie: modifiche dell’habitat, produzione del cibo, nutrienti e inquinanti, estrazione di risorse e effetti domino. Per quantificare la resilienza di un ambiente è necessario capire come misurarla, quali sono quelle caratteristiche che la influenzano, quali gli attributi e quali le vulnerabilità[5].

La biodiversità è considerata condizione di resilienza3, in quanto la diversità di risposta ad un’alterazione dell’ecosistema è garantita dalla presenza di specie diverse con la stessa funzionalità. Tuttavia è soprattutto la sequenza dell’estinzione delle specie che può avere implicazioni importanti per il funzionamento di un ecosistema. Per esempio, la perdita di specie specializzate può causare processi ecosistemici inferiori, in quanto alcune funzioni potrebbero non essere più svolte da alcuna specie (come nel caso della decomposizione).

La resilienza dei suoli[6] per esempio si può misurare in relazione a possibili perturbazioni; di solito si considera la comunità microbica presente nel suolo, si misura la sua capacità di respirare, e quindi le variazioni della respirazione prima e dopo un evento. Anche in questo caso, è importante identificare cosa ci interessa misurare, misure diverse possono portare a risultati di resilienza completamente diversi. Vengono proposte delle metriche per quantificare la resilienza dei suoli, differenziando se, a seguito della perturbazione, il suolo trova un nuovo equilibrio oppure ritorna a quello precedente.

Anche nel contesto dei cambiamenti climatici si parla di resilienza[7], affermando che utilizzando i concetti di resilienza e i suoi attibuti si possono migliorare sia il monitoraggio che il ripristino. Promuovere la resilienza significa facilitare quei processi dinamici che promuovono la variabilità naturale e la biodiversità dei sistemi ecologici, e quindi riducono il rischio di cambiamenti drammatici a livello ecosistemico, come declino improvviso di popolazioni e perdita di servizi ecosistemici. Per i cambiamenti climatici gli attributi che sono stati ritenuti importanti per conferire resilienza sono stati la connettività degli ecosistemi e la diversità.

Il rischio di utilizzare un termine molto specifico in un contesto più ampio e non generale è quello di fargli perdere il suo significato, e alla fine anche la sua importanza. Se vogliamo gestire la resilienza, dobbiamo capire quali sono i suoi drivers.

 

[1] Holling, C. S. Resilience and Stability of Ecological Systems. Annual Review of Ecology and Systematics 4, 1-23, doi:10.1146/annurev.es.04.110173.000245 (1973).

[2] Folke, C.   Oxford Research Encyclopedia of Environmental Science  (Oxford University Press, Sep 2016).

[3] Elmqvist, T., Folke, C., Nyström, M., Peterson, G., Bengtsson, J., Walker, B. and Norberg, J. Response diversity, ecosystem change, and resilience. Frontiers in Ecology and the Environment 1, 488–494, doi:10.1890/1540-9295(2003)001[0488:RDECAR]2.0.CO;2 (2003).

[4] Rocha, J. C., Peterson, G. D. & Biggs, R. Regime Shifts in the Anthropocene: Drivers, Risks, and Resilience. PLOS ONE 10, e0134639 (2015).

[5] Bundschuh, M., Schulz, R., Schäfer, R. B., Allen, C. R. & Angeler, D. G. Resilience in ecotoxicology: Toward a multiple equilibrium concept. Environmental Toxicology and Chemistry 36, 2574-2580, doi:10.1002/etc.3845 (2017).

[6] Todman, L. C. et al. Defining and quantifying the resilience of responses to disturbance: a conceptual and modelling approach from soil science. Scientific Reports 6, 28426, doi:10.1038/srep28426. https://www.nature.com/articles/srep28426#supplementary-information (2016).

[7] Timpane-Padgham, B. L., Beechie, T. & Klinger, T. A systematic review of ecological attributes that confer resilience to climate change in environmental restoration. PLOS ONE 12, e0173812 (2017).

 

Mappe di resilienza in tempo “reale” sito ESRI

Un mio vecchio post sui servizi ecosistemici